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WELL: la qualità dell’edificio come forma del buon vivere

Nella prospettiva contemporanea, un edificio non può più essere considerato soltanto come una struttura destinata a proteggere l’uomo dalle condizioni esterne. Esso è, prima ancora, uno spazio nel quale l’uomo vive, lavora, pensa, incontra gli altri e forma quotidianamente il proprio equilibrio.

È in questa prospettiva che si colloca WELL, protocollo volontario di classificazione e certificazione degli edifici fondato sulla qualità degli ambienti interni e sul rapporto che essi instaurano con la salute, il comfort e il benessere delle persone.

Ma, in una lettura propriamente platonica, la questione può essere posta in termini ancora più radicali: quale forma deve avere il luogo affinché l’uomo possa tendere verso una vita buona?

Per Platone, infatti, il bene non è semplicemente una qualità materiale delle cose, ma un principio ordinatore. Ciò che è buono è ciò che realizza armoniosamente la propria funzione e conduce verso un ordine superiore. Anche l’edificio, quindi, può essere considerato non soltanto per ciò che è, ma per ciò che permette all’uomo di diventare.

Da questo punto di vista, WELL rappresenta il passaggio da una concezione dell’edificio come oggetto a quella dell’edificio come ambiente dell’esistenza.

Il protocollo, gestito dall’International WELL Building Institute (IWBI) e certificato dal Green Business Certification Inc., valuta il rapporto tra caratteristiche dell’ambiente costruito e condizioni di salute, comfort e benessere degli occupanti.

I diversi ambiti, denominati Concept, possono essere interpretati come altrettante dimensioni dell’armonia tra l’uomo e il proprio spazio:

In questa lettura, i Concept di WELL non sono semplicemente categorie tecniche: diventano dimensioni di una paideia dell’ambiente, cioè di una formazione dell’uomo attraverso il luogo nel quale egli vive.

L’edificio diviene così una sorta di microcosmo: un ordine artificiale che può favorire oppure ostacolare l’ordine naturale della persona.

La qualità dell’architettura non dovrebbe quindi essere misurata esclusivamente dalla solidità delle strutture, dall’efficienza energetica o dal valore economico dell’immobile. Occorre domandarsi anche se quello spazio favorisca la vita, la salute, la relazione, la concentrazione, la serenità e la dignità dell’essere umano.

In tale prospettiva, WELL può integrarsi naturalmente con i protocolli di sostenibilità ambientale, come LEED, condividendone la struttura basata su prerequisiti, crediti e punteggi.

Ma la distinzione concettuale rimane fondamentale: se la sostenibilità ambientale pone al centro il rapporto tra edificio e pianeta, WELL porta al centro il rapporto tra edificio e persona.

Il passaggio più profondo è dunque quello dalla domanda:

«Quanto è efficiente questo edificio?»

alla domanda:

«Quanto questo edificio contribuisce alla possibilità dell’uomo di vivere bene?»

Ed è proprio qui che la tecnica incontra la filosofia.

Perché un edificio veramente evoluto non dovrebbe limitarsi a essere ben costruito: dovrebbe essere capace di diventare un luogo del bene.