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BIM: dall’idea alla forma, il modello dell’edificio come mondo intelligibile

BIM – Building Information Modeling indica una metodologia attraverso la quale il progetto di un edificio viene concepito, rappresentato, coordinato e gestito attraverso un modello digitale nel quale convergono informazioni geometriche, fisiche, strutturali, prestazionali e funzionali.

Ma, oltre la dimensione propriamente tecnologica, il BIM può essere interpretato attraverso una prospettiva filosofica di origine platonica.

Platone distingue infatti tra il mondo sensibile, nel quale le cose appaiono nella loro dimensione materiale, e il mondo intelligibile, nel quale risiedono le forme e le relazioni che rendono possibile comprenderle.

In questa prospettiva, il modello BIM può essere considerato una sorta di forma intelligibile dell’edificio: non ancora l’opera materiale, ma la sua rappresentazione razionale, nella quale è possibile conoscere anticipatamente le relazioni tra le parti, le funzioni, i materiali, le prestazioni e le trasformazioni che l’opera potrà attraversare.

Il BIM permette così di compiere un passaggio fondamentale:

dal costruire secondo ciò che si immagina al costruire secondo ciò che si è potuto conoscere, verificare e coordinare.

Attraverso un modello tridimensionale vengono infatti integrati i dati relativi alla struttura, agli impianti, ai materiali, alle prestazioni e alle funzioni dell’edificio e dei singoli elementi che lo compongono.

L’edificio viene quindi rappresentato digitalmente non soltanto nella sua forma geometrica, ma nella totalità delle informazioni che ne costituiscono l’identità progettuale.

La sua esistenza può essere anticipata attraverso il modello.

Prima che la materia venga assemblata nel mondo fisico, le sue relazioni possono essere studiate nel mondo digitale.

È qui che il BIM assume una particolare valenza filosofica: la costruzione materiale viene preceduta dalla costruzione dell’idea.

Non si tratta, naturalmente, di confondere il modello con la realtà. Il modello BIM non è l’edificio, così come la rappresentazione non è la cosa rappresentata. Tuttavia, esso consente di conoscere e governare la complessità dell’opera prima che questa si manifesti pienamente nella materia.

La progettazione BIM permette infatti di definire caratteristiche, funzioni e prestazioni dei singoli oggetti e dell’intero edificio, accompagnando il progetto lungo il suo intero ciclo di vita:

ideazione → progettazione → ingegnerizzazione → costruzione → messa in funzione → manutenzione.

Questa continuità introduce un’altra dimensione profondamente razionale: il tempo.

L’edificio non viene più considerato come un oggetto concluso nel momento in cui viene costruito, ma come una realtà che nasce, vive, viene utilizzata, modificata, mantenuta e infine trasformata.

Il BIM diventa quindi una sorta di memoria digitale dell’edificio.

Alla base del modello vi è inoltre la collaborazione delle diverse figure coinvolte nel processo: architetti, ingegneri, progettisti, tecnici, imprese, installatori, committenti e gestori.

Ciascuno contribuisce alla costruzione di una rappresentazione comune.

Anche questo elemento può essere letto in termini platonici: la conoscenza della totalità non appartiene necessariamente a un singolo individuo, ma nasce dalla capacità di mettere in relazione saperi differenti all’interno di un ordine condiviso.

Il BIM supera così la frammentazione del progetto tradizionale.

Non più tanti documenti separati che descrivono parti differenti dell’opera, ma un modello coordinato, nel quale le informazioni possono dialogare tra loro.

La tecnologia diventa quindi uno strumento per realizzare una forma superiore di coordinamento tra il pensiero e la materia.

L’introduzione del BIM nelle opere pubbliche europee, anche attraverso la Direttiva 2014/24/UE, rappresenta in questo senso il riconoscimento istituzionale di una trasformazione profonda: progettare significa sempre più prevedere, simulare, condividere informazioni e governare il ciclo di vita dell’opera.

La piattaforma Revit, soluzione BIM di Autodesk, consente di tradurre questa metodologia in strumenti operativi per la progettazione architettonica, strutturale e MEP, sviluppando una documentazione coerente con il modello digitale.

Il risultato è un nuovo modo di concepire il lavoro tecnico.

Il disegno non è più soltanto una rappresentazione grafica dell’edificio: diventa la manifestazione visibile di un sistema informativo e conoscitivo più ampio.

Il tecnico non si limita quindi a disegnare ciò che dovrà essere costruito.

Egli costruisce prima la conoscenza di ciò che dovrà essere costruito.

Da questo punto di vista, il BIM può essere considerato una delle espressioni più significative dell’evoluzione contemporanea del rapporto tra uomo, conoscenza e materia.

L’uomo immagina una forma, la comprende attraverso un modello, ne verifica le relazioni, coordina i diversi saperi e infine la trasferisce nella realtà materiale.

È il passaggio:

dall’idea alla forma, dalla forma al modello, dal modello alla materia.

E forse è proprio qui che la tecnologia contemporanea incontra Platone: costruire bene significa prima di tutto conoscere la forma di ciò che si vuole costruire.

Il BIM porta questo principio nel XXI secolo, trasformando il progetto da semplice disegno dell’opera futura in una rappresentazione intelligente della sua possibile esistenza.

L’edificio, prima ancora di essere costruito, esiste come conoscenza condivisa.