COME PROCEDIAMO
SEO: la strategia che trasforma un sito web da alt a alto
Il sito web è il biglietto da visita del XXI secolo. Altro che brochure, bigliettini da visita o vetrine. Se non sei su Google, per l’algoritmo e per il mondo, non esisti. Ecco quindi la SEO: la scienza stregonesca che promette di renderti visibile, pertinente, autorevole, e magari pure simpatico agli occhi del motore di ricerca più totalitario della storia dopo la Stasi.
Alt, dicevamo. Perché ogni immagine dev’essere corredata dal suo bel tag, ogni testo deve seguire una grammatica invisibile, ogni parola dev’essere scelta non perché ha senso, ma perché ha traffico. In un certo senso, la ricerca deve essere mirata a un’efficacia specifica: non si scrive più per informare, ma per convertire, attrarre, spingere all’azione. O almeno così dicono gli esperti SEO, che fino a ieri vendevano stampanti a getto d’inchiostro.
E allora via con i mantra: qualità del contenuto – anche se spesso è solo fuffa scritta bene –, pertinenza rispetto alla query dell’utente, conteggio parole degno di un romanzo russo anche per spiegare come si sbuccia una banana, e soprattutto contenuti aggiornati, analizzati, verificati… o almeno presentati come tali.
La SEO è diventata la religione del marketing digitale: ha i suoi dogmi (meta tag, keyword, backlink), i suoi sacerdoti (copywriter, analisti, content manager) e i suoi vangeli: analisi, tendenze, previsioni, casi di studio che spesso sono più racconti mitologici che dati verificabili.
Morale: se il tuo sito non è ottimizzato, sei un paria digitale. Ma se lo ottimizzi troppo, sei un servo dell’algoritmo. E allora la domanda vera è: vuoi farti trovare da chi cerca qualcosa… o vuoi diventare solo un altro contenuto che si crede speciale perché ha un punteggio SEO sopra l’80?
Perché, come direbbe un vecchio giornalista vero: meglio essere letti da pochi e capiti, che cliccati da molti e dimenticati.
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